Pazzi e Delinquenti. Dopo un secolo e mezzo la soluzione



Cento-quarantuno anni. Tanto è durata la vicenda dei manicomi criminali italiani che si è conclusa nel maggio 2017 con trasferimento degli ultimi due internati dall'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Barcellona Pozzo.

Era infatti il 1876 quando ad Aversa, nella casa penale per invalidi ospitata nel convento cinquecentesco di San Francesco da Paola, nasceva la prima “sezione per maniaci”, che poteva ospitare fino a 19 persone. “Delinquenti impazziti, che rappresentano scene di terrore e che portano scompiglio”, Filippo Saporito direttore del manicomio li descriveva così: pazzi e criminali allo stesso tempo. Erano, e sono ancora, la rappresentazione del doppio stigma, quello del deviante e quello del malato di mente che spaventava, e spaventa, la società perbene.

Gli eredi dei manicomi criminali sono stati chiusi, ma non ancora del tutto sconfitti. Aboliti nel 2014 per fare spazio alle REMS, Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza che sono strutture più piccole, di massimo 20 persone, distribuite sul territorio, pensate come luoghi di cura e reinserimento. Posti che dovrebbero accogliere solo autori di reati giudicati infermi o semi-infermi di mente, ma anche socialmente pericolosi e non adatti a soluzioni meno restrittive.


I numeri delle REMS

A fine 2017 Nelle 30 REMS italiane, secondo il rapporto “Torna il Carcere” redatto dall’Associazione Antigone, sono ricoverate 599 persone, di cui 54 donne (il 9%, percentualmente quasi il doppio delle donne detenute in carcere). Il numero di presenze corrisponde ai posti disponibili e questo permette di sottolineare l’ammirevole “resistenza” da parte dei servizi sanitari nel non eccedere il numero massimo di posti previsto, evitando il sovraffollamento. Eppure le “liste di attesa” per entrare in REMS esistono e sono piuttosto affollate. Manca un quadro nazionale definito (nel 2017 erano 289 persone), ma, a marzo 2018 la Lombardia ha una lista di attesa di 8 persone, il Piemonte di 13 (di cui 4 “attendono” in carcere) e in Campania 44 (di cui 18 in carcere). Rispetto all’anno precedente i pazienti con una misura di sicurezza provvisoria sono saliti a 274, aumentando del 22% e arrivando ad essere il 45,7 % del totale. La misura di sicurezza provvisoria ex art. 206 c.p. corrisponde alla custodia cautelare in attesa di sentenza definitiva e dovrebbe dunque costituire un’eccezione. In carcere i detenuti non definitivi sono il 34% del totale, dieci punti percentuali in meno dei ricoverati provvisori. Il saldo tra ingressi e dimissioni è sbilanciato verso i primi. Nel 2017 sono entrate nel circuito REMS 46 persone in più di quelle che sono uscite. Tra gli ingressi è interessante notare come 97 (il 26%) provenissero dal carcere, a conferma di una connessione tra la questione penitenziaria e la questione REMS.

È evidente infatti che, con la chiusura degli OPG, sia venuta meno la “valvola di sfogo” su cui il carcere “scaricava” i casi più problematici. Sul fronte delle dimissioni, si nota che più della metà (180, pari al 54%) siano in realtà trasformazioni dalla misura di sicurezza detentiva (qual è la il ricovero in REMS) a misura di sicurezza non detentiva (nelle forme della libertà vigilata). Questo significa che buona parte di chi esce dalla REMS continua ad essere sottoposto ad un controllo istituzionale (e penale), ma in altre strutture (comunità, gruppi appartamento, cliniche, case di cura).

Nel febbraio 2016 su proposta degli allora Ministri della Salute Beatrice Lorenzin e della Giustizia Andrea Orlando, il Consiglio dei ministri ha nominato Franco Corleone Commissario unico del Governo per le procedure necessarie al definitivo superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) con il completamento delle Rems (residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) nelle Regioni Abruzzo, Calabria, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto. Il primo compito del Commissario è stato quello di intervenire per garantire ad ogni internato la dimissione, in modo da chiudere i quattro OPG che ancora sopravvivevano, con 164 internati. L’obiettivo di chiudere gli OPG quindi era solo una parte del lavoro da fare. “Decisivo perché quanto è previsto nella legge si realizzi è il ruolo della magistratura e il rapporto di collaborazione con le Regioni e le Asl - commentava al tempo il movimento StopOPG- ; allora il ruolo delle Rems e quindi la detenzione può e deve diventare residuale rispetto a cure che devono svolgersi nei servizi di salute mentale e socio sanitari del territorio. Servizi che vanno sostenuti e ai quali vanno subito assegnate le risorse finanziarie e umane necessarie. Ora possiamo fare un altro passo avanti lungo la strada della legge 180, che decretando la chiusura dei manicomi ha restituito speranza, diritti e dignità a migliaia di persone”.


Le REMS in Piemonte

Corleone, il cui mandato si è ultimato nel 2017, ha consegnato due relazioni, una per anno per descrivere quanto fatto. Nella sua citata seconda e conclusiva relazione descriveva la situazione delle due REMS provvisorie piemontesi.

REMS San Michele di Bra (Cn). La REMS di Bra ha una capienza di 18 posti e al momento è al completo. In struttura sono presenti 18 persone di cui 16 con misura di sicurezza definitiva e 2 con misura di sicurezza provvisoria. Tra questi vi è una persona in LFE (n.d.r.: licenza finale di esperimento) e una persona straniera SFD (n.d.r.: senza fissa dimora) per la quale si sta valutando la possibilità di espulsione dal territorio italiano a fine pena, dal momento che in Italia non ha nessun riferimento e che ha contatti telefonici regolari con parenti che si trovano nel suo paese di origine. Nella REMS sono state presenti nel complesso altre 3 persone SFD (1 paziente proveniente da ex OPG di Reggio Emilia, ma in carico a tutti gli effetti all' ASL TO2, che ha in corso la formulazione del progetto post REMS; il paziente ha un'abitazione in Torino, presso la quale si sta trasferendo la residenza, procedura complicata dal fatto che egli non è fisicamente presente nell'abitazione. 1 paziente proveniente dall'ex OPG di Barcellona Pozzo di Gotto, per il quale non è ancora possibile, perché non ancora trascorsi i quattro mesi di permanenza nel territorio braidese, l'iscrizione temporanea nel registro anagrafico di Bra; il paziente è però in carico dall'ASL TO2, con la quale sono regolari i contatti. 1 paziente è di fatto residente in Campania, proveniente dalla REMS di Calvi Risorta, ed ospitato per due notti presso questa REMS su assegnazione DAP, per poter presenziare ad un processo a suo carico tenutosi in Genova; tale paziente è quindi rientrato nella REMS di provenienza), una italiana alla quale è stata concessa la residenza temporanea nel comune di Bra e due stranieri per i quali è stato richiesto in un caso il permesso di soggiorno e nell’altro è stato rinnovato. Nel complesso sono transitate nella REMS 42 persone (11 provvisori e 28 definitivi, 3 miste), 24 sono le persone che sono poi state dimesse. Tra le 42 persone, 3 provenivano da OPG (1 Reggio Emilia, 1 Montelupo Fiorentino e 1 Barcellona Pozzo di Gotto). Una volta inaugurata la REMS, sono stati accolti inoltre anche 8 pazienti piemontesi che si trovavano presso il sistema polimodulare di Castiglione.


REMS “Anton Martin” di San Maurizio Canavese (To). La REMS “Anton Martin” è sorta all’interno del perimetro del Presidio Ospedaliero Fatebenefratelli di San Maurizio Canavese (TO). La REMS dispone di 20 posti letto e può ricoverare sia uomini che donne. La struttura è stata inaugurata a novembre 2016 e ha dapprima accolto tutti i pazienti piemontesi ancora internati nell’ex OPG di Castiglione delle Stiviere (11 pazienti), poi ha ricoverato quelli ristretti in carcere (7 pazienti) ed i primi in lista d’attesa. Al momento la struttura è al completo. Tra i 20 pazienti presenti 6 hanno una misura di sicurezza provvisoria e 14 di tipo definitiva. Nel complesso sono transitati 23 soggetti e ne sono stati dimessi 3. Un solo paziente ha una residenza in un’altra regione (Campania) ma ci viene riferito che è già stata fatta una richiesta di trasferimento. Il paziente al momento dell’assegnazione in REMS risultava residente in Piemonte, però due mesi prima dell’inizio dell’esecuzione della misura di sicurezza ha trasferito la sua residenza a Salerno senza che vi fosse una comunicazione agli organi competenti. Un paziente è attualmente in licenza finale di esperimento presso la Comunità di Chatillon. In merito alla contenzione si fa presente che presso la REMS piemontese ha effettuato una contenzione e un successivo ricovero in regime di TSO. Nella struttura sono presenti 2 donne e 4 persone Senza Fissa Dimora.


Alessandro Prandi


Pubblicato sul numero di 2/2018 della rivista Solidea - Lavoro, Mutualismo e Comunità