Modena, Welfare territoriale a Km 0

Aggiornamento: 23 nov 2020


Il welfare aziendale viene definito come l’insieme dei contributi, beni e servizi messi a disposizione dall’impresa ai propri dipendenti. I settori e gli ambiti in cui possono essere forniti questi servizi sono molteplici: sostegno al reddito familiare e alla genitorialità, previdenza complementare e sanità integrativa, misure per il tempo libero e agevolazioni commerciali. Welfare aziendale e territoriale sono considerati un pilastro del Welfare State odierno ma da più parti, adottando la definizione di “welfare occupazionale”, viene sottolineato il rischio di uno scivolamento della concezione dei servizi di welfare basati sui diritti di cittadinanza o residenza verso uno status contrattuale individuale, tale da ampliare disuguaglianze (si a veda in proposito “Tempi moderni. Il welfare nelle aziende in Italia” - Pavolini, Ascoli, Mirabile, Il Mulino, 2103). Si rende necessaria dunque una sempre maggiore connessione tra i sistemi e tra gli attori che ne fanno parte: gli enti pubblici, le aziende e i loro dipendenti, i soggetti fornitori di servizi siano essi profit che non profit; un reciproco riconoscimento di ruoli, responsabilità e competenze tale da rendere effettivo l’impatto su tutta la comunità di riferimento. Un possibile modello di convergenza di queste istanze può essere rappresentato dal progetto “Rete Welfare Aziendale Territoriale” che dalla fine del 2017, è stata portata avanti dal Comune di Modena e da Focus Lab con l’intento di sperimentare nuove forme di welfare community/territoriale, fra cui l’integrazione tra servizi di welfare pubblico e welfare aziendale per incrociare meglio domanda/bisogni e offerta. Il progetto, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito della promozione della Responsabilità Sociale d’Impresa, ha previsto un percorso di tre anni al fine di promuovere e sperimentare servizi di Welfare Aziendale tra imprese del territorio (e loro dipendenti) e altri soggetti: Comune e Provincia di Modena, Imprese sociali, altre organizzazioni no-profit. Gli obiettivi del progetto si sono incanalati lungo quattro assi descritti di seguito

Rispondere a bisogni e richieste

· Rispondere a bisogni dei dipendenti stimolando maggiore fiducia, motivazione e produttività

· Anticipare nuovi bisogni dei dipendenti e indirettamente delle famiglie con ricadute di impatti sociali ed economici positivi sul territorio locale

Generare risparmi economici

· Utilizzare le nuove opportunità offerte dalla normativa fiscale aggiornata con la Legge di Stabilità 2017

· Ottenere servizi sanitari, sportivi, culturali, sociali a costi convenzionati (Cost Saving)

· Fornire servizi di Welfare Aziendale a dipendenti in forma associata per ottenere economie di scala

Generare risparmi di tempo

· Favorire la conciliazione famiglia-lavoro per i dipendenti Utilizzare le nuove opportunità offerte dalla normativa fiscale

· Ridurre tempi per l’acquisto e la fruizione di beni e servizi (Time Saving)

· Supportare famiglie dipendenti tramite servizi di conciliazione e Cura (People Care

Creare innovazione a vari livelli

· Introdurre innovazione nelle modalità gestionali delle Risorse Umane

· Anticipare in modo organico nuove tendenze e scenari tra Welfare Aziendale e Welfare Pubblico.

· Rafforzare politiche sociali integrate alle politiche di sviluppo economico e territoriale.

Il progetto ha inteso generare vantaggi e opportunità per i vari soggetti coinvolti.

Vantaggi per Dipendenti

- Servizi di cura per famigliari

- Servizi Salva Tempo

- Servizi sanitari, sportivi, culturali, sociali a costi convenzionati

- Maggiore benessere

- Più qualità della vita

Vantaggi per Imprese che fanno Welfare Aziendale

- Incentivi fiscali nell’applicazione di azioni di Welfare Aziendale

- Gruppo di acquisto in rete di servizi di Welfare a prezzi migliori e a Km0

- Qualità clima di lavoro

- Benessere dei dipendenti

- Azioni di Responsabilità Sociale d’Impresa

Vantaggi per organizzazioni che forniscono servizi di Welfare Aziendale

- Nuove opportunità di sviluppo e competenze

- Ampliamento della gamma di servizi di Welfare

- Innovazione gestionale Vantaggi per l’Ente pubblico

- Ampliare la gamma di Servizi di Welfare per bisogni sociali diversificati

- Valorizzare i vari servizi esistenti di Welfare pubblico verso i dipendenti delle imprese

- Integrare azioni di Welfare pubblico e Aziendale

- Innovazione nella Governance Intervista a Walter Sancassiani

Un prezioso approfondimento è scaturito dall’incontro con Walter Sancassiani, fondatore e amministratore della B Corp Focus Lab, che ha promosso e accompagnato la Rete modenese nell’ideazione e nella realizzazione del progetto. Sancassiani da oltre venti anni ha sviluppato una vasta esperienza nel Sustainability Management coordinando progetti realizzati con Enti pubblici, singole imprese e reti d’impresa e attraverso la realizzazione di guide e indagini sull’applicazione di strumenti di gestione e policy per lo sviluppo sostenibile a livello nazionale ed europeo.


Il territorio modenese è attivo da anni fronte dei temi della Responsabilità Sociale d’Impresa e del welfare aziendale. Come l’esistenza di questo ecosistema ha facilitato la realizzazione del progetto?

Effettivamente siamo partiti da una situazione che ha favorito processo e contenuti.

Nel modenese è attiva dal 2014 l’Associazione Aziende Modenesi per la RSI un network di imprese di vari settori e di varie dimensioni, che si pone l’obiettivo di promuovere principi e pratiche di Responsabilità Sociale d’Impresa; ne fanno parte trentaquattro imprese che impiegano, diversamente o attraverso i propri associati, complessivamente più di trenta mila operatori, sul territorio nazionale. Le attività annuali prevedono un mix di eventi pubblici per la sviluppo della CSR e Laboratori dedicati ai soci, dove si sperimentano modalità di lavoro in partnership per la co-progettazione di azioni di Responsabilità Sociale d’Impresa.

L’associazione nasce come sviluppo dell’esperienza dei cinque anni precedenti del Club Imprese Modenesi per la RSI, nato nel 2009, che ha visto negli anni il coinvolgimento complessivo di ottantasette imprese e cooperative di varie dimensioni e di varie filiere produttive, con quaranta incontri di lavoro sul territorio presso diverse aziende, e la realizzazione di circa 200 progetti di CSR di cui settantaquattro in partnership.

Metodologicamente, scegliemmo di coinvolgere le imprese profit e mondo no-profit con un approccio di co-progettazione con workshop itineranti e l’obiettivo di andare oltre agli obblighi di legge, sviluppando progetti in partnership di tre filoni: sostenibilità ambientale, imprese per il territorio e Benessere e qualità del lavoro. Il nostro è un territorio in cui l’ente pubblico ha storicamente svolto un ruolo centrale nella gestione e nell’erogazione dei servizi sociali ma ha interagito poco su temi di nuovo Welfare con il mondo delle imprese e con nuove modalità. Proprio per questo l’idea progettuale, in risposta al bando regionale, è partita da un soggetto privato, Focus Lab, che aveva ideato il Club RSI nel 2009, e che ha coinvolto la rete di relazioni avviata negli scorsi anni con il privato sociale e dal mondo delle aziende.

Gli stakeholder del progetto, come si conviene in questi casi, sono molti e con diversi interessi. Quali strategie avete utilizzato per ingaggiarli e quali convergenze e o divergenze di interesse avete rilevato tra loro?

Sono state messe in campo tutte le strategie possibili concentrandoci su attività molto operative attraverso iniziative di emersione e analisi dei bisogni e la messa a sistema delle esperienze e delle relazioni sviluppate nei progetti passati: indagini di ascolto, mappature di buone pratiche, workshop di co-progettazione, visite formative in aziende e imprese no-profit impegnate su pratiche di Welfare. Verso le aziende si è posta l’enfasi sugli aspetti fiscali e messi in evidenza servizi territoriali già disponibili e, in parte, misconosciuti sia ai lavoratori sia agli imprenditori.

Il mondo del Terzo settore ha avuto la possibilità di ri-pensare a un ampliamento e una ridefinizione dei propri servizi.

Il cuore del progetto è stato quello che mettere in atto un welfare mix tra la componente pubblica, quella delle imprese profit e quella del privato sociale. Quali leve avete utilizzato per promuovere la collaborazione tra questi “mondi”? E’ evidente che anche in Emilia-Romagna i servizi pubblici non sono in grado di far fronte alla crescente richiesta di protezione sociale; dall’altra le imprese in molti casi non conoscono i bisogni dei propri dipendenti al di fuori del perimetro aziendale: anziani e non autosufficienti a carico, figli disabili o situazioni di fragilità famigliare. Laddove si sono create delle reti molto spesso sono effimere e disarticolate. Le fasi-tappe di lavoro sono state le seguenti:

1) mappatura di pratiche di welfare aziendale già presenti ma non esplicitate come tali;

2) mappatura dei bisogni di Welfare presso un campione di 500 dipendenti di 13 filiere produttive. Ci siamo resi conto che era la prima che qualcuno indagava a fondo i loro bisogni e loro aspettative;

3) mappatura dell’offerta esistente di servizi di Welfare mix da parte di cooperative e imprese sociali, mondo del volontariato, Enti pubblici;

4) la costruzione di una Guida di circa 70 servizi “multi-stakeholder” in grado di incrociare i bisogni di Welfare nelle imprese locali profit e no-profit. Servizi catalogati in specifiche aree (servizi salva-tempo, salva-costi, servizi di cura, smart-working, conciliazione).

5) la sperimentazione di una Welfare Card a cui hanno aderito 50 imprese da distribuire a 3500 dipendenti. Quali sono gli aspetti positivi ma anche le criticità e i punti deboli che il progetto ha messo in evidenza? Con delle risorse finanziarie limitate (15.000 per ciascuna delle tre annualità, ndr) si è riusciti ad ottenere diversi risultati: praticare nuova partecipazione multi-stakeholder su nuovi temi di Welfare con nuovi strumenti, mappare pratiche e contaminare i vari soggetti, nuove partnership, che hanno permesso a molte delle cooperative coinvolte nell’erogazione di servizi di welfare, abituate ad avere come unico interlocutore l’ente pubblico, sono entrare in contatto per la prima volta con il mondo profit. Si è promosso un reale lavoro di rete finalizzato al capacity building dei vari soggetti convolti. La realizzazione della Welfare-card e del relativo catalogo di 70 servizi ha messo in contatto agenzie locali e cittadini-lavoratori. Si è generato una prima sperimentazione di welfare aziendale di comunità; le aziende che avevano già adottato proprie misure di welfare aderendo a piattaforme di servizi pacchettizzati hanno avuto la possibilità di integrare l’offerta con proposte più vicine e aderenti alla nostra realtà territoriale.

Per contro rimane ancora molta strada da fare; sia le aziende sia l’ente pubblico faticano a superare steccati che palesano limiti di visione e modalità organizzative non adeguate e atteggiamenti ideologici del tutto superati.

La diffusione della Welfare-card ha avuto esiti ambivalenti. Purtroppo le tempistiche progettuali hanno lasciato poco spazio alla sperimentazione, solo 2 mesi effettivi, alcune aziende hanno aderito ma non hanno l’hanno distribuito; in alcuni casi virtuosi invece ne hanno promosso la diffusione attraverso appositi incontri con le rappresentanze sindacali. Anche alcune realtà del Terzo settore hanno dovuto fare i conti con la scarsa abitudine ad avere a considerare il mondo profit come un possibile “cliente”. Inoltre non ci sono stati i tempi per creare un legame con i Piani Sociali di Zona. La vostra esperienza concorre al rafforzamento del welfare di comunità. Considerato che il progetto è terminato quali eredità ha lasciato? Ci sono delle attività che stanno proseguendo (o riprenderanno) anche in assenza di un apposito finanziamento?

Si è creata una bella rete di aziende profit e terzo settore. Si sta facendo strada l’ipotesi di dare continuità alle attività della rete con forme di auto-finanziamento, come al tempo per il Club e Associazione RSI, per avere i servizi previsti dal catalogo che è stato costruito. Una nota positiva è venuta dal coinvolgimento del Sindacato, che inizialmente sembrava scettico e che alla fine ha spinto per rilanciare l’iniziativa. Il progetto ha inoltre contaminato altri territori; infatti, è in partenza un progetto che coinvolge l’Unione delle Terre d'Argine (comuni di Campogalliano, Carpi, Novi di Modena, Soliera) prevedendo, sempre con l’ausilio di un finanziamento regionale, un percorso di un anno al fine di promuovere la Rete e sperimentare servizi di Welfare Aziendale tra imprese del territorio (e loro dipendenti), Enti pubblici, Imprese sociali e altre Organizzazioni del Terzo settore. Articolo uscito su Solidea, maggio 2020