Welfare e Fondazione. Le altre eredità di Michele Ferrero

Si è parlato molto in queste settimane del genio imprenditoriale di Michele Ferrero accompagnando la sua scomparsa alla lunga lista delle intuizioni che hanno portato la sua azienda ad essere tra le più importanti ed innovative al mondo nel campo dolciario e più in generale dell’alimentazione. Un tale riconoscimento che oggi il nome ha travalicato la singola riconoscibilità di un particolare prodotto per individuare l’intero settore merceologico a cui fa riferimento; nel competitivo mondo del business un privilegio concesso a pochi: andare oltre l’angusto rapporto con il cliente-consumatore per entrare direttamente nel lessico popolare e nella vita di tutti giorni. Un patrimonio di portata planetaria che chi dopo di lui guiderà le sorti del colosso albese dovrà curare e promuovere forse più di ogni altro lascito.

Ma la vicenda imprenditoriale della Ferrero in questi decenni è stata anche altro. Non solo attenzione al prodotto ed alle tante signore Valeria – la signora che va a fare la spesa ogni giorno in cui Michele Ferrero si identificava per ogni sua scelta strategica, come confessò in un’intervista – ma anche una tensione verso le persone e per la città e la terra dove viviamo. Una ricerca realizzata nel 2011 dall’Osservatorio Nazionale per la Famiglia individuava nel “Ferrero Care” una delle buone pratiche da seguire a livello nazionale per la conciliazione tra tempi di lavoro tempi di vita: misure di assistenza sociale e socio-sanitaria (visite mediche, formule di previdenza complementare, consulenza e assistenza per l’espletamento delle pratiche pensionistiche) e di servizi per la cura e la custodia dell’infanzia (asilo nido, colonie estive) sono l’architrave lungo cui si sviluppa il Codice etico aziendale adottato nel 2010 per definire gli impegni reciproci tra azienda e dipendenti e per esprimere la posizione dell’azienda nei rapporti con fornitori e clienti, con le istituzioni e gli enti di controllo, con le comunità locali. A questo complesso di interventi che definisce l’impianto di un moderno welfare aziendale va affiancata l’attività della Fondazione Ferrero che dal 1983 si è ritagliata uno dei profili più importanti tra i soggetti del terzo settore italiano: 1800 pensionati, suddivisi in quaranta gruppi di attività; una media di 800 presenze giornaliere nei locali di Via Vivaro; una molteplicità di campi di impegno: dall’accoglienza durante le varie iniziative alla biblioteca alle adozioni a distanza passando per le classiche attività ricreative. Riprendendo le parole contenute nella ricerca del 2011 che così descrivevano la Ferreirìtà: “Al centro della nostra azione sta la gratitudine nei confronti dei dipendenti, che ci hanno di permesso di raggiungere i risultati che sono visibili a tutti. Abbiamo fatto tutto questo per i nostri dipendenti, perché la nostra sia, per loro, la migliore azienda possibile, dal punto di vista dell’ambiente di lavoro”.


Alessandro Prandi


Intervento pubblicato su Gazzetta d’Alba del 17 marzo 2015