Guerilla Spam. L’arte di stare dentro alla comunità

Aggiornamento: 23 nov 2020


1. Il gioco - La rotta balcanica dei migranti (2015-2016) (4 testimonianze di migranti in 4 paesi: Grecia, Bulgaria, Mcedonia, Serbia) Atene, Sofia, Skopje, Niš, 24 Agosto - 5 Settembre 2019

 

Nasce come spontanea azione non autorizzata negli spazi pubblici. Agisce in modo diretto, non invasivo, rispettando lo spazio come luogo di tutti. E' anonimo, libero e autonomo. Il suo principale scopo è comunicare con le persone. Bastano queste quattro frasi del loro Manifesto per entrare e capire il mondo di Guerrilla Spam. Un mondo fatto di tratti decisi, contrasti cromatici, personaggi da un lontano passato o da un improbabile futuro e una profonda immersione nella quotidianità con le sue asprezze e le sue dolcezze.

Guerrilla Spam nasce nel novembre 2010 a Firenze come spontanea azione non autorizzata di attacchinaggio negli spazi urbani, senza un nome e un intento definito. Dal 2011 si susseguono numerosi lavori in strada in tutta Italia e all’estero, che mantengono un forte interesse per le tematiche sociali e per il rapporto tra individuo e spazio pubblico, prediligendo l’azione urbana illegale all’evento più ufficiale e autorizzato. Dal 2014 il collettivo lavora quotidianamente nelle scuole e Accademie di Belle Arti; dal 2016 il lavoro didattico è specializzato nell’ambito delle migrazioni, attraverso laboratori meticci con italiani e stranieri, soprattutto africani, volti a conoscere le altre culture.

Tante sono le incursioni e le attività sul territorio torinese.

Per tre anni (2013, 2014 e 2015) “Shit Art Fair”. Nel Tunnel del Parco del Valentino la "fiera dell'arte di merda", una mostra non autorizzata, creata, gestita e montata da soli artisti, senza la mediazione di curatori, critici e organizzatori esterni. Inaugurata ogni anno durante la settimana delle fiere di arte contemporanea a Torino, ha caratteristiche inverse della classica fiera, ovvero, non ha biglietto di ingresso e non è finalizzata alla vendita delle opere, che, difatti, sono attaccate sul muro. Le finalità di questo evento non mirano ad una ricerca estetica o prettamente artistica, ma alla creazione di un progetto alternativo alle tradizionali dinamiche delle fiere d'arte. Tra il 2016 e il 2017 “Assedio” concepito come occupazione non autorizzata di uno spazio pubblicitario. Non vari interventi disseminati per la città, ma un'occupazione unica di un solo totem pubblicitario. L'assedio consiste nel sovrapporre a manifesti autorizzati, opere di artisti con il fine di trasformare uno spazio ideato per scopi commerciali in un supporto per un'esposizione illegale fruibile da tutti. Ogni volta che una nuova pubblicità viene affissa sopra ai disegni, o se tali vengono strappati, un nuovo artista prosegue l'assedio incollando sopra delle opere nuove. Il progetto è durato 365 giorni, completando un ciclo di un anno di occupazione dello spazio pubblicitario.

Da novembre 2017 a maggio 2019 è stato realizzato “Ultrabandiere” un progetto di opere meticce nato all'interno dello Spazio Popolare Neruda, un'occupazione abitativa atipica, nella quale convivono circa 150 persone, con molti nuclei familiari e un'alta presenza di bambini. Insieme agli abitanti sono state immaginate, disegnate e poi cucite quattordici bandiere in stoffa che raccontano storie, pensieri, sogni e ricordi dei loro autori. Questi manufatti non sono più "solo" bandiere, ma "ultra"-bandiere. Si trasformano in altro, stratificando significati: sono arazzi, tappeti, lenzuola o tovaglie. Non più vessilli identitari ma narrazioni aperte, che ognuno può leggere e interpretare a suo modo. Nello scorso giugno l’esposizione è stata ospite del Macro di Roma , per poi girare musei di arte contemporanea, fondazioni e musei etnografici.

Nell’estate del 2019 in via Chiesa della Salute, su un muro di proprietà della Parrocchia San Giuseppe Cafasso, è stato realizzato un murales che racconta la storia di immigrazione - prima italiana, poi straniera - che ha caratterizzato il quartiere di Borgo Vittoria nell’ultimo secolo. Da qui è partito un laboratorio di espressione attraverso la street-art proposto all’interno di PerGioVE!, progetto promosso dal Centro Servizi per il Volontariato Vol.To rivolto ai giovani della Circoscrizione 5 all’interno delle attività previste dalla Città di Torino in AxTo - Azioni per le periferie torinesi. Un pezzo di territorio è stato “adottato” dal progetto e disegnato dai giovani con un approccio insolito e non convenzionale attraverso la realizzazione di una mappa che riporta i “luoghi” rilevanti emersi da questo percorso.

Il viaggio dei Guerrilla li ha portati in giro per l’Italia e per l’Europa.

Poche settimane fa con "The Game" - Balkan Migrant Route “ hanno ripercorso la rotta balcanica dei migranti attraversando quattro paesi - Grecia, Bulgaria, Macedonia, Serbia - e tre frontiere, a piedi, in auto, in bus e in treno. La stessa via battuta da più di 650.000 persone che, durante il percorso, hanno subito maltrattamenti, abusi e respingimenti. Un viaggio parziale sulla rotta balcanica per ribadire che, ancora oggi, il diritto alla mobilità non è universale. I cittadini di serie A possono muoversi e viaggiare, quelli di serie B sono respinti alle frontiere e possono solo tentare fughe disperate in cerca di una vita dignitosa. Lo scorso giugno ad Ancona all’interno di “KA - Rassegna per un nuovo immaginario migrante” è stato esposto “Afferrare il sole in bilico su di una sfera saltando la corda” un lavoro che raccoglie, sotto una volta di stelle comune, una serie di personaggi, animali, oggetti e simboli appartenenti a mondi distanti. I disegni sono stati immaginati da bambini e famiglie provenienti da Nigeria, Ghana, Gambia, Niger, Iraq, Marocco, Siria e Italia, e rielaborati poi dal Collettivo che ha ripreso lo stile delle bandiere Asafo, della popolazione Fante del Ghana, utilizzate per raccontare storie e proverbi di generazione in generazione.

Incontriamo Guerrilla Spam durante una loro tappa torinese.

Come nasce l'idea di dar vita al collettivo?

“Non abbiamo mai avuto un'idea pianificata nell'organizzarci come collettivo; Ci siamo tutti conosciuti a Firenze e siamo diventati un gruppo di amici. Abitavamo insieme e durante questa convivenza, senza deciderlo ed in modo molto spontaneo, abbiamo cominciato ad attaccare dei poster nelle strade. In un secondo momento abbiamo scelto il nome SPAM, a volte ci firmavamo solo così, richiamando il concetto di ‘messaggio non desiderato dall’utente’. Successivamente e’ stato aggiunto il nome Guerrilla riferito all’attacchinaggio in strada che, sotto un certo punto di vista, può intendersi come una guerriglia”.

Quanto hanno influito i vostri percorsi di vita e di studio nel vostro modo di fare arte?

“In un certo senso possiamo dire che i nostri percorsi di vita, i nostri studi, le persone che abbiamo conosciuto e i luoghi che abbiamo visto sono ciò che siamo oggi. Quindi, sì, tutto questo ha influito in modo decisivo anche nel nostro percorso artistico. Proveniamo tutti da ambiti, se vogliamo, differenti anche se vicini e complementari: due di noi hanno studiato all'Accademia di Belle Arti, altri Filosofia e Architettura. Da sempre abbiamo mescolato interessi e spunti dai vari contesti, uniti da un sub-strato fatto di cultura "di strada" nel quale si ritrova il writing, lo skateboarding e l'arte urbana in generale. Da un punto di vista artistico più stretto, da sempre disseminiamo citazioni e riferimenti alla storia dell'arte che più ci appassiona: da quella fiamminga con Bosch e Bruegel a quella medievale in generale, sino ad autori come Goya, Grosz, Otto Dix e le espressioni dell'Africa sub-sahariana”.

Come nascono i lavori che fate? Da dove traete ispirazione?

“Per gli interventi di muralismo e di arte pubblica in generale ci affidiamo molto al contesto. Studiamo il territorio, la sua popolazione e la storia che la riguarda; una volta "decifrato" quel luogo cerchiamo di capire cosa vi si possa inserire in modo armonico ma al tempo stesso in modo stimolante e curioso. Qualcosa che insomma non disturbi al primo sguardo l'osservatore ma che nemmeno lo compiaccia solamente, che lo interroghi e lo lasci con delle domande o nuovi pensieri... Un obbiettivo non facile ed è proprio per questo che, anche nel caso di murales dipinti in tre o quattro giornate, magari, la progettazione dura mesi.

Altre volte, invece, nel caso degli attacchinaggi di poster più da "guerriglia" progettiamo un disegno con un messaggio ben preciso che vogliamo lasciare in una città e tappezziamo poi le strade e le piazze di quel posto. E' questa una modalità più seriale e anche violenta ma che, grazie al suo supporto, la carta, ha anche una vita breve e temporanea, a differenza dell'intervento murale (in teoria permanente) che quindi necessita di una riflessione maggiore, anche nel rispetto di chi, ogni giorno, vedrà quel nostro disegno”.

Voi agite a volto coperto. Nessuno conosce i Guerrilla Spam....perchè?

“Adottiamo un anonimato non rigido; fondamentalmente non ci interessa dare informazioni sulle nostre vite personali e sulla nostra fisiognomica, ponendo maggiormente l'attenzione su ciò che facciamo e vogliamo trasmettere. Per questo, se cercate "guerrilla spam" su google non troverete una sola immagine di un nostro volto. Ma al tempo stesso ci sembrerebbe stupido fare i puristi e presentarsi nelle scuole, quando facciamo lezione, con cappuccio nero o passamontagna. Quindi nelle attività che svolgiamo quotidianamente a scuola, con le associazioni o nei centri di accoglienza, andiamo sempre a volto scoperto”.

Quali sono le tappe più significative del vostro percorso artistico?

“Difficile fare il punto adesso, anche perché non ci consideriamo "arrivati" da qualche parte, ma solo "in transito" verso chissà quale evoluzione e meta. Di fatto possiamo però considerare le attività di didattica, in generale, una tappa fondamentale. Da quasi cinque anni abbiamo affiancato al nostro lavoro di muralismo e poster-art nelle strade un percorso didattico di lezioni e laboratori nelle scuole. E' un momento speciale di confronto che ci garantisce anche un contatto reale con altre persone, per capire la lontananza che può esserci tra noi, cercando magari di colmarla. Nelle scuole cerchiamo di portare la nostra esperienza e di far conoscere altri mondi; come diciamo spesso, anche gente tremenda come Salvini ha fatto la scuola media, quindi andare nelle scuole significa trovare chiunque, chi la pensa come te e chi no, ed è qui che si può fare la differenza.

Oltre a questo sono fondamentali i laboratori che siamo riusciti a fare in numerose località, da Nord a Sud, con migranti, rifugiati e richiedenti asilo (soprattutto africani), mescolati insieme a italiani autoctoni in modo da creare gruppi misti che vivono in quei territori con cui conoscersi a vicenda e creare lavori collettivi. Ed infine i laboratori in carcere, che portiamo avanti ormai da tre anni alla Casa Circondariale di Larino (CB) grazie al Premio Antonio Giordano, anche questa un'occasione particolare per usare l'arte in modo concreto e con effetti visibili di "utilità".

Come conciliate il fare arte con gli interventi nelle comunità in cui agite?

“Non troviamo una differenza nelle due cose... Non definiamo "arte" quello che facciamo perché non siamo certi di saper fissare i limiti di ciò che creiamo. Più generalmente tentiamo di esprimerci, e le nostre espressioni se create da soli sono più autonome e individuali, se create con altri diventano subito collettive e plurali.

Entrambe queste modalità hanno un valore e le conciliamo con molta naturalezza proprio come un individuo varia i cibi della sua alimentazione, ogni giorno, seguendo i suoi gusti, quello che può comprare e quello che gli va”. Alessandro Prandi Solidea, dicembre 2019